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Un incontro

Il primo culatello, a ottant’anni

Il primo culatello, a ottant’anni
Illustrazione evocativa dell’incontro, non un ritratto del norcino.

Nella Bassa Parmense, in un bar, ho incontrato un vecchio norcino. Aveva circa novantacinque anni. Faceva culatelli da quando ne aveva dodici.

Durante la conversazione gli chiesi se gli piacesse il culatello. Una domanda semplice, quasi scontata, davanti a un uomo che aveva passato una vita a farlo.

Mi disse che il primo lo aveva assaggiato a ottant’anni.

Pensai di aver capito male.

Conosceva quel lavoro da bambino. Eppure, per mangiare uno dei suoi culatelli, aveva aspettato quasi settant’anni.

Erano troppo cari, mi spiegò. Li faceva per venderli ai signori che arrivavano da Parma. In casa c’erano altre necessità: una famiglia, figli da crescere, studi da pagare. Un culatello venduto serviva a tutto questo. Uno aperto era una spesa che non poteva concedersi.

Così aveva continuato a farli. Il momento di assaggiarne uno poteva aspettare.

A ottant’anni aveva potuto permetterselo.

Io ero partito dal sapore. Lui mi aveva portato dentro la sua vita, dove il valore di quello che produceva si misurava anche nelle cose che permetteva di pagare.

Di quell’uomo non conosco tutto. Non so come fosse nelle altre giornate, quali difetti avesse, che cosa avesse sbagliato. Non voglio trasformarlo in un santino. Mi basta quello che mi ha raccontato.

Aveva fatto culatelli per una vita, mettendo davanti la famiglia. Il suo turno era arrivato molto dopo.

Da allora, quando penso al culatello, mi torna in mente anche lui. E mi ricordo quanto poco sappiamo delle persone se ci fermiamo soltanto a quello che fanno.

Basta una domanda, qualche volta. Poi bisogna avere il tempo di ascoltare la risposta.

La storia in cinque vignette

Tavola illustrata in cinque vignette: Il primo culatello, a ottant’anni
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Tavola illustrata ispirata al racconto di Massimo.

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